Rime e Storie

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rime a distanza e storie in sichitanza 

FAVOLE E RACCONTI

08/07/2017, 22:28

fantasticherie, lavoro, animali



FOLLETTO-FELICE


 “Che stranezza chiamare Felice un Folletto! – Tutti noi folletti siamo felici!”..........



"Che stranezza chiamare Felice un Folletto! - Tutti noi folletti siamo felici!"
  Furono queste le prime parole che si sentì rivolgere Folletto Felice dalla sua compagna di banco, il primo giorno di scuola. 
"Vero - pensò il piccolo folletto - non ho mai visto in tutto il bosco un folletto triste."
"Come chiamare il sole Caldo,  oppure il mare Grande, o una rosa Profumata! - aggiunse la compagnetta che si mostrava già abbastanza petulante per la sua età. 
Caratteristica infatti dei folletti, almeno della gran parte di essi, è che vivono ogni giorno con spensieratezza senza pensare alle cose del passato o affannarsi per il futuro. Sono quindi allegri e giocherelloni, anche se spesso, nonostante ciò, finiscono per essere un po’ dispettosi e cattivelli.
Folletto Felice non ebbe tempo di dire alcunché perché nel frattempo era entrata la maestra, ma quella domanda sul significato del suo nome - perché ogni nome ha un significato, no? -la portò con sé nel cuore per tutta la vita.
Sicuramente un po’ di fortuna a Folletto Felice il suo nome gliela portava. Le magie che si attribuiscono ai folletti infatti non capitano sempre e a tutti! Tra una magia e l’altra Folletto Felice crebbe e divenne il più intelligente e vispo  tra i giovani folletti del bosco. Ed ecco cosa gli accadde.
Era un bel giorno d’estate, di domenica, anzi, più esattamente era la vigilia del solstizio quando la notte riconosce al giorno la sua supremazia e cessa la lotta fra loro. Era risaputo tra i folletti che quello era un giorno propizio per le buone magie e così Felice uscì fischiettando di buon mattino dalla sua piccola casetta scavata nella radice di un pino secolare, deciso a fare una lunga passeggiata.
Dopo un po’ si alzò un vento che soffiava forte tra gli alberi e il folletto Felice che aveva già tanto camminato, si sedette sotto la chioma di un grande albero appoggiandosi al tronco, sollevando lo sguardo verso il cielo e sulla collina che si ergeva davanti a lui.
Fu così che su questa collina scorse una casetta che non aveva mai notato prima di allora, con le pareti colorate di un verde tenue e le porte di  legno, tale che, se non fosse stato per le tegole rosse del soffitto, la casa si sarebbe confusa tra gli alberi. Spinto dalla curiosità si mise in cammino e, giunto vicino alla casa, trovò stranamente la porta socchiusa. Provò a bussare ma nessuno sopraggiunse; quindi entrò chiedendo permesso ma nessuno gli rispose.
Nella prima stanza c’era un grande divano blu ed uno scaffale di legno altissimo pieno zeppo di libri colorati di racconti e storie. Nel centro un grande tavolo di pino e sul tavolo un biglietto su cui c’era scritto: "Il primo che entra in questa casa sarà il padrone!".
Folletto Felice, pur trovando alquanto strano il contenuto del biglietto, continuò a visitare la casa e trovò così altre due grandi stanze da letto, una con un grande lettone ed un grande armadio pieno di vestiti per grandi e piccini; un’altra con due lettini sui quali spiccavano due copriletti color verde acqua con righe e cerchi, blu in quello di destra e rossi in quello di sinistra. Infine una grande cucina completava la casa, con una dispensa piena di ogni bontà.
Il folletto decise di passare lì l’intera giornata della domenica e così preparò un bel pranzetto, poi scelse un libro che gli piaceva, si sedette nel divano e si immerse nella lettura, pensando che prima o poi si sarebbe fatto vivo qualcuno.
Ma, poiché trascorsa tutta la giornata già s’era fatto buio, Folletto Felice decise di fare una rapida cena e di andare a dormire in uno dei due lettini, tenendosi pronto ad andarsene, non appena sarebbero arrivati i veri proprietari.
Invece l’indomani si svegliò e ritrovò la casa nelle condizioni in cui l’aveva lasciata, ordinata e pulita, senza nulla fuori posto. Per di più sul tavolo c’era un mazzo di chiavi che sicuramente erano le chiavi della casa. Così le prese, chiuse il portone dietro di sé, chiuse anche il cancello e si avviò verso la farmacia.
Folletto Felice lavorava infatti nell’unica farmacia del bosco alla quale si rivolgevano per farmaci ma anche per consigli tutti gli animali che in esso abitavano. Quella mattina però la farmacia era chiusa al pubblico per inventario e così Folletto Felice proseguì il suo cammino senza fretta e fece una breve sosta davanti ad un laghetto dalle acque limpide e freschissime. I suoi occhi si posarono su un biglietto simile a quello che aveva trovato sul tavolo dove c’era scritto: "Chi si tuffa in questo lago, diventerà il capo nel suo lavoro!"
"Questa è bella!" - pensò tra sé e sé il folletto e, senza stare a pensarci un attimo di più, si tolse casacca e pantaloni e si tuffò, nuotando fino all’altra sponda.
Quale non fu la sua sorpresa quando vide sull’erba un grande telo di cotone variopinto e, accanto, un altro biglietto: "Vietato tuffarsi da questa parte del lago!" Non osando contraddire il suggerimento del messaggio e dovendo tornare indietro per recuperare i suoi vestiti, decise di incamminarsi costeggiando il laghetto, dopo essersi avvolto nel grande telo.
Guardava incantato la grande distesa dei papaveri e, ad un certo punto, scorse una figura muoversi: era una giovanissima folletto femmina con un grosso fiocco rosso in testa che a sua volta rincorreva per gioco un folletto più piccolo con un berrettino blu acceso. Si trattava sicuramente di due fratellini e, difatti, poco dopo, si udì la voce della loro giovane mamma che li chiamava accoratamente. Folletto Felice fece amicizia con i due bambini e li riaccompagnò dalla mamma.
Era vestita poveramente come povera e tutta rattoppata era la tenda dove si erano rifugiati, scappando  da un altro bosco  dove avevano sempre vissuto e dove era in corso una terribile guerra. Il folletto  babbo si trovava  fuori, alla ricerca di qualche frutto selvatico o erba spontanea o qualche anima buona che gli donasse un po’ di pane. 
Folletto Felice salutò con gentilezza la piccola famiglia ma, in cuor suo, si ripromise di tornare presto.
Le sorprese però non erano ancora finite! Giunto alla riva del lago dove aveva lasciato i suoi abiti, non li trovò più ma, al loro posto, ce ne erano altri molto più raffinati ed eleganti. Senza più stupirsi di nulla, il folletto indossò quegli abiti e si guardò riflesso nell’acqua: era veramente bello! Ad un certo punto si posò sulla sua mano una piccola farfalla le cui ali variopinte sembravano contenere in maniera misteriosa tutti i colori del mondo. Mentre Felice la guardava, profondamente ammirato, la farfalla si staccò dalla sua mano e andò a posarsi sul prato, trasformandosi immediatamente in una bellissima fata che indossava un lungo abito di seta coloratissimo proprio come le ali della farfalla e teneva sulla testa  una corona di cristallo su cui si riflettevano i raggi del sole. Era nientedimeno che la fata Desirée, di cui il folletto aveva sempre sentito parlare ma che non aveva mai visto prima d’ora. "Ora che hai indossato i nuovi vestiti, puoi venire con me, nel mio castello. Ti ho osservato da tempo ed ho scelto te come mio sposo!"
Folletto Felice, nonostante si sentisse lusingato dalla predilezione della principessa, non era affatto convinto di ubbidire a quello che sembrava più un ordine che un invito....
"Se verrò con te....."- sussurrò piano.    
"Se verrai con me, non dovrai più lavorare ma trascorreremo il tempo fra mille divertimenti. Qui non dovrai più ritornare!"
"Non dovrò o non potrò?"
Non dovrai...non potrai.... che differenza fa? Quando sarai con me ti dimenticherai tutto e nulla di questo mondo avrà più senso per te! 
Folletto Felice fu afferrato da una terribile angoscia ma non volle essere scortese con la bella fata." Vorrei pensarci un po’!" -  le disse.
"Va bene - disse la fata alquanto scocciata - ci rivediamo qui tra un mese." E detto questo, sparì e il folletto si ritrovò con i suoi vecchi vestiti addosso.
"Uff là! Pericolo passato - pensò tra sé e sé e si avviò deciso verso la farmacia. 
Era già pomeriggio avanzato e tutti lo aspettavano ansiosamente. "Buongiorno capo!" ripetevano uno dopo l’altro e sembravano veramente contenti!
Da quel giorno Folletto Felice approfittò del suo nuovo ruolo per introdurre tante novità, convocò tutti gli animali del bosco, quelli che, nella bella stagione, uscivano dalle tane scavate sottoterra, come ghiri e marmotte, quelli che amavano rincorrersi tra gli alberi come cervi e alci; gli uccelli grandi e piccini che si annidavano sui rami degli alberi. Folletto Felice che, avendo studiato tanto, aveva tante idee, chiese il loro contributo per trovare tutti gli elementi che gli occorrevano e produrre nuove specialità medicinali veramente miracolose. Così, sotto un grande tendone, ancora più di prima, accorrevano tutti gli animali bisognosi di cure e di consigli.   Il fine settimana il folletto si recava nella nuova casetta dove, comunque, nessuno si era presentato a rivendicare la proprietà.
Preso dal lavoro non si accorse del trascorrere del tempo e coì, venuto a scadere il mese dall’incontro con la fata, si ricordò dell’appuntamento. Giunto allo stesso punto, però, non si cambiò d’abito e stette ad aspettare, lasciando sull’erba i bei vestiti eleganti.
Dopo un po’ venne la farfalla che però non si pose né sulla sua mano né sull’erba ma continuò a svolazzargli attorno, quasi a implorarlo silenziosamente di indossare i nuovi vestiti. Ma Folletto Felice sapeva che indossare quei vestiti significava acconsentire ad andare via con lei ed Egli sapeva che non era questo ciò che in fondo desiderava veramente. 
Rimase così a guardarla sorridendo ma non si mosse finché la farfalla, stanca e delusa, volo via. Egli allora si incamminò per ritornare a casa ma sulla strada del ritorno si diresse verso la tenda dove alloggiava la povera famiglia incontrata il mese prima.  C’era anche il babbo questa volta. "Posseggo una casa che mi è stata donata - disse - sarei felice se andaste voi ad abitarci."
Quelli non se lo fecero dire due volte; in un battibaleno raccolsero le poche cose che possedevano ed erano pronti a seguirlo. Per la strada il folletto ebbe modo di conoscere il giovane papà. Questi gli confidò che, nel suo paese d’origine, egli faceva il medico e potete immaginare come, per tutta la strada, i due non cessarono un attimo di parlare delle nuove scoperte di Folletto Felice.  Appena furono giunto alla nuova casetta, questi gli consegnò le chiavi della casa e, prima di salutarlo, gli disse: "domani ti aspetto in farmacia. Ci mancava proprio uno come te!"
Quella sera, il folletto rientrò nella sua casetta, al riparo dal caldo e uscì, quando l’aria era rinfrescata, a guardare la luna piena ed ascoltare il leggero stormire delle foglie mosse dal vento.  Ripensò al mese trascorso, alle cose prodigiose che gli erano successe, agli amici che lavoravano con lui, alla giovane famiglia nella nuova casa, respirò profondamente.
Un piccolo passero curioso, fresco di volo,  lo guardò dall’alto di un ramo  e gli chiese: "Come ti chiami?"
"Felice - rispose con voce piena - sono Folletto Felice!" 


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