Rime e Storie

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rime a distanza e storie in sichitanza 

FAVOLE E RACCONTI

08/02/2018, 20:47

fantasticherie, castelli e principi



FAVOLE-ALLA-RINFUSA---VIII-EPISODIO:--LA-STREGA


 



La signora Vera, così si chiamava la moglie del sindaco-speziale, faceva di tutto per intrattenere i ragazzi il più a lungo possibile: preparava colazioni e merende speciali, pranzi e cene succulenti. E meno male che nel fine settimana chiedeva a qualcuno dei suoi figli di organizzare qualche lunga passeggiata fuori porta per boschi e vallate, altrimenti i ragazzi avrebbero messo su dieci chili ciascuno. Chi non temeva di ingrassare era Lucignolo che si era a tal punto appassionato da restare occupato da mattina a sera dietro i cavalli, sicché aveva imparato non solo a cavalcare ma anche a sellare e prendersi cura di loro. Le due ragazze avevano appreso un sacco di segreti in fatto di profumeria e di pasticceria che la sera puntualmente si raccontavano. 
Pinocchio era fra tutti il più impaziente. Pensava spesso al suo vecchio babbo e temeva in cuor suo di non ritrovarlo ancora vivo. Del resto quello che aveva in mente di imparare dalla filatrice l’aveva già imparato. Così, una sera, a cena, comunicò a tutti la sua intenzione di ripartire l’indomani. Si sorprese allora nel vedere che anche gli altri, sollecitati dalla sua decisione, dopo avere riflettuto un po’, dissero uno dopo l’altro di avere la stessa intenzione. Inutile a quel punto risultò l’insistenza della signora Vera. "Cara, lasciali andar via alle loro case" - disse il marito con un’espressione che voleva dire: "Non è il momento di starcene finalmente un po’tranquilli?" e poi, rivolto a Lucignolo: "Domani scegli i due cavalli che preferisci; io do disposizione di prepararvi i viveri per tre giorni. Dovrebbero bastare per arrivare al castello della principessa Aurora." La signora Vera, visibilmente dispiaciuta, cercò subito sollievo nel pensiero di che cosa avrebbe potuto preparare a quei simpatici ragazzi. 
A mattinata avanzata si mosse la nostra compagnia e, come era nei programmi, Pinocchio salì in groppa al cavallo guidato da Lucignolo e Cappuccetto Rosso sul cavallo guidato da Aurora.  
All’inizio fu un trottare lento e tranquillo perché ai bordi di ogni strada che percorrevano si accalcavano i paesani a salutarli.
Usciti dal paese, Lucignolo cominciò a galoppare pensando di mettere in difficoltà Aurora. In realtà anche Aurora era molto abile anche se avrebbe preferito un’andatura più lenta per potere gustare il paesaggio attorno a loro.  Lucignolo in realtà aveva ancora una volta la voglia di liberarsi dei suoi compagni e andarsene per conto suo con quel magnifico cavallo. Era immerso in questi pensieri quando Pinocchio seduto dietro di lui cominciò a stringerlo forte suggerendogli agli orecchi: "fermati!" e dopo un poco di nuovo: "Fermati! Fermati ti dico!". Si fermò d’un tratto e a quel punto Pinocchio gli disse: "torniamo indietro! Aurora è scesa da cavallo!". E siccome Lucignolo indugiava, aggiunse: "Presto, facciamo presto!" Non fecero che qualche decina di metri che trovarono Aurora che, guardando fissa davanti, proseguiva a piedi come seguendo una direzione ben precisa. Cappuccetto Rosso la seguiva ma sembrava che Aurora non vedesse più nessuno. "Dove vai?" le chiese allora Pinocchio."Oggi è il mio compleanno! - disse Aurora - devo andare!" Un brivido attraversò la schiena di Cappuccetto Rosso. "Non andare, ti prego" - le disse tentando di trattenerla. "Dove vai?" - le chiese Pinocchio - e subito dopo: "dov’è?" Aurora fece segno con un dito e fu allora che Pinocchio disse: "trattenetela qualche minuto, fin quando non sarò ritornato". Per la prima volta nella sua vita Lucignolo riceveva un ordine da uno più piccolo di lui ma il suo istinto gli suggerì di obbedire. Fece sedere Aurora su un grande sasso lì vicino e le disse con quanta dolcezza poteva: "Siediti, siediti, c’è tempo per andare. Aspetta qualche minuto!" Passarono in effetti non più di quindici minuti ma fu un quarto d’ora che non finiva mai con Aurora che, ad ogni momento faceva l’atto di alzarsi e Lucignolo che la faceva risedere. Finalmente rientrò Pinocchio che, dando un bel sospiro, disse rivolto ad Aurora: "Adesso puoi andare!" "Ma come?" - chiese subito Cappuccetto Rosso, scossa e agitata. "Si, si, può andare! - ripeté Pinocchio - però - disse raggiungendo Aurora che già si era incamminata - devi dire che hai molto sonno, sbadigliare pure e scappare via. Hai capito?" Aurora annuiva ma Pinocchio la trattenne con le sue braccia dure e le disse: "fammi vedere come farai!" 
Aurora, pure se infastidita (non capiva l’utilità di questa messa in scena), disse, facendo atto di sbadigliare: "Oh, che sonno, che voglia di dormire!" "E poi?" "E poi......ah, ho fretta, devo andare, oh che sonno!" "Va bene, vai, non dimenticare!" E dopo qualche istante Aurora sparì dalla loro vista.
Passò una mezz’ora all’incirca prima che Aurora facesse ritorno ma ai ragazzi sembrò davvero un’eternità. 
I pensieri peggiori si rincorrevano nella loro testa e un’immagine, quella della strega cattiva, balenava innanzi ora all’uno ora all’altro, facendo battere all’impazzata il loro cuore. Ma per fortuna Aurora ritornò correndo sì ma con un’espressione serena e rassicurante. "Com’è andata?" le chiesero in coro. "Bene - rispose Aurora sorridendo - mi stava aspettando. Mi ha quasi rimproverato perché sono arrivata in ritardo." "E poi?"  le chiese Cappuccetto Rosso che sembrava la più in ansia di tutte. "Niente. Tutto come previsto. Mi ha invitato a sedermi al fuso e io non ho saputo resistere. E. come da copione, mi sono punta al dito. Vedete?". Aurora mostrò il dito dove spiccava una piccola macchia di sangue. "Ma non sei svenuta, né tanto meno morta, vero?" chiese Cappuccetto Rosso come se non le bastasse quello che vedeva con i propri occhi. "Ma no che non sono morta - disse Aurora guardando Pinocchio - e meno male che mi sono ricordata delle parole di Pinocchio. Perché la strega insisteva che mi fermassi da lei. Ma io mi sono ricordata delle parole di Pinocchio. Ho cominciato a sbadigliare, dicendo «ho sonno, sto morendo di sonno!» "E lei?" - soggiunse ancora Cappuccetto Rosso. "Lei, lei ha tentato di trattenermi ma io sono riuscita a liberarmi, l’ho salutata e sono andata via. Penserà sicuramente che sono stramazzata da qualche parte!" 
"Beh, si vede che quel veleno per te è acqua fresca" - sentenziò Lucignolo. "Non c’è nessun veleno nel corpo di Aurora" - disse calmo Pinocchio. A quel punto tutti si volsero verso di lui e capirono finalmente cosa aveva fatto Pinocchio: Ma con che scusa era riuscito a sostituire l’ago? "Ho fatto finta di passare di lì per caso. Ci siamo messi a parlare. Le ho fatto capire che ne capisco e le ho chiesto se potevo dare un’occhiata a quel vecchio arnese. All’inizio non ne voleva sapere ma poi ha capito che non me ne sarei andato e così mi ha dato il permesso. 
E’ bastato qualche minuto in cui si è allontanata, stupida vecchia strega.........si è lasciata abbindolare da un burattino!" 
A quelle parole di Pinocchio, Aurora si sentì invadere il cuore di riconoscenza. Adesso capiva perché Pinocchio era andato a scuola dalla filatrice! "E il vecchio ago?" gli chiese. Pinocchio indicò vicino un punto del terreno.
 Lì dove al loro arrivo c’era una vite ricolma di chicchi neri, c’era un arbusto rinsecchito. Ad Aurora non riuscì di trattenere l’emozione e lacrime di dolore e di sollievo ad un tempo, cominciarono a rigargli il viso. Fu allora che Lucignolo si volse a guardare Pinocchio con un’espressione compiaciuta di approvazione. Ma subito soggiunse: Ripartiamo. Viaggeremo anche tutta la notte. Così arriviamo entro domani sera. Magari saremo ancora in tempo per la festa!" 
In effetti cavalcarono a lungo, con una sola breve sosta notturna e così giunsero alle porte del castello che era già buio pesto. 
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