Rime e Storie

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rime a distanza e storie in sichitanza 

FAVOLE E RACCONTI

16/02/2018, 06:58

fantasticherie, castelli e principi



FAVOLE-ALLA-RINFUSA----IX-EPISODIO:-IL-GRILLO-PARLANTE


 



Le guardie riconobbero subito Aurora e, dopo averla fatta entrare insieme agli altri, corsero ad avvisare il re. 
  Questi, infilatasi una vestaglia, scese nei saloni dove i ragazzi, stanchi e assonnati, aspettavano. Non ebbe alcuna parola di rimprovero per Aurora che fu felice di rivedere sana e salva e diede subito disposizione per accogliere nel giusto modo i nuovi ospiti. I saloni, rimasti apparecchiati per la festa, facevano intendere che tutti gli invitati, nessuno escluso, erano già andati via, convinti che ormai nessuna festa ci sarebbe stata. "Quanta roba! - disse Lucignolo salutando Pinocchio, prima di andare a dormire - se ci fossero qui i miei amici altro che festa! E invece probabilmente andrà quasi tutto buttato! 
 Pinocchio, allora, invece di andare a dormire, dominato come sempre da quella strana inquietudine che non lo lasciava più, uscì in giardino e lì si sedette su una panchina illuminata dai pallidi raggi della luna che dall’alto sembrava volesse dirgli qualcosa. Seduto, con le gambe distese e le braccia rinchiuse sul petto, chiuse gli occhi sperando di mettere un po’ d’ordine nel guazzabuglio dei suoi pensieri e dei suoi sentimenti. A un certo punto si affacciò alla sua finestra il re.
"Non dormi tu? Non sei stanco?" disse rivolto a Pinocchio. 
 Per quanto lo riguardava il re era stato travolto da una contentezza incontenibile: aveva temuto il peggio e, invece, la sua adorata bambina era ritornata! Un po’ di pena certo l’aveva per tutto quel ben di Dio che sarebbe andato sprecato. Ma ormai gli invitati, seccati per quella festa mancata, erano tutti già in viaggio verso i loro castelli. Così, vedendo quel simpatico ragazzetto di legno, invece di aspettare la risposta alle sue domande, egli espresse ad alta voce le sue considerazioni tanto che  Pinocchio ad un certo punto disse: "Lucignolo è in grado di organizzare una festa!" "Davvero? Magnifico! Non una ma mille feste vorrei fare! "Possiamo invitare chi vogliamo? - chiese Pinocchio. "Certo! invita chi vuoi" - disse il re che in quel momento avrebbe fatto qualsiasi cosa per sua figlia. Fate in in fretta però. Entro domani dovranno essere tutti qui". E, detto questo, si ritirò nelle sue stanze, richiudendo gli stipiti della finestra.
Fu allora che Pinocchio si accorse che, di fronte a lui, in piedi su un ramo, c’era il grillo parlante:
"Ah, sei qui?" disse con una certa sorpresa... "Ci sono da un pezzo, anche se non mi vedevi - lo so che pensavi di avermi ammazzato con quel pesante martello che mi hai buttato addosso. Ma noi grilli parlanti siamo speciali. Possiamo morire e rinascere tante volte!" "Siete tanti? - chiese Pinocchio - quanti siete?" "Siamo tantissimi, uno per ciascuno." "Davvero? Anche Lucignolo ha il suo grillo parlante? Anche i suoi amici?" - 
Pinocchio restò stupito perché aveva sempre pensato di essere l’unico a dover sopportare quell’animaletto spesso così fastidioso... Ma questa volta la cosa poteva risultare utilissima al suo scopo. Così espose il suo piano al grillo parlante: attraverso i grilli riuscire a portare tutti quei ragazzi al castello per la festa. Tante furono le obiezioni del grillo: quei ragazzi da tempi immemorabili non riconoscevano la voce dei loro grilli che, poveretti, erano ormai senza speranza!Ma a smentire in qualche modo tutto ciò ecco comparire Lucignolo con il suo grillo spilungone e ridente, sulla spalla. "Mi è venuta un’idea!" - disse -  ma Pinocchio sapeva già di che cosa si trattava! A quel punto Lucignolo, preso dall’entusiasmo, era convinto che la cosa sarebbe andata in porto. Ma come fare arrivare entro il giorno di domani tutti al castello? C’erano delle belle carrozze con dei magnifici cavalli in scuderia e Lucignolo che ormai era un intenditore, li aveva guardati, anche se di sfuggita, con profonda ammirazione. Ma c’era comunque tanta strada da fare! Proprio in quel momento sopraggiungeva un ombra verso di loro che, mano a mano che avanzava, diventava sempre più luminosa: era la fata buona, madrina di Aurora la quale, sapendo del ritorno di questa, si era affrettata a venire. 
Alquanto incuriosita dalla presenza di quei due ragazzini ma, intuendo che c’entrassero con il ritorno di Aurora, si fece raccontare seppure velocemente le avventure da loro vissute. E poi, come se fosse la cosa più naturale, entrata nella scuderia, cosparse di polverina magica tutte le carrozze (ce n’erano 21)   e poi disse a Lucignolo: "salta sulla prima e conducila dove ti serve; le altre ti seguiranno anche senza cocchiere. Entro domani pomeriggio ritorna con i tuoi amici e le loro famiglie" e poi, rivolta, ai due grilli: "Mi raccomando, avvisate i vostri colleghi. Se dormono, svegliateli. E incoraggiateli: alla vista di una carrozza volante, pochi saprebbero resistere!" Prima però di far partire Lucignolo, montò lei sull’ultima carrozza. "Questa la porto io - disse - vado in un’altra direzione." 
  Così Pinocchio vide sollevarsi in cielo venti carrozze che andavano da una parte e la ventunesima dall’altra. 
 Con Lucignolo era andato via naturalmente anche il suo grillino. Quello di Pinocchio era volato sul suo naso  e lo guardava fisso negli occhi. "Se la caveranno, vedrai!  disse il grillo parlante vedendo Pinocchio triste e silenzioso."Grillino mio - disse Pinocchio. Mi sento tanto solo e non so più qual è la mia storia".
Il grillo non poté fare a meno di pensare alla sorte che gli era capitata di essere l’unico grillo parlante al mondo di un burattino di legno ma pensò bene che in quel momento avrebbe dovuto solo rassicurarlo. 
   "Stai tranquillo - disse sorridendo - l’importante è che noi due  non ci separiamo più" ma poi, guardando che gli occhi di Pinocchio si chiudevano dal sonno, aggiunse: "che ne dici se per ora ce ne andiamo a dormire?"
(continua su http://www.rimeestorie.it/favoleeracconti?art=23)



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