Rime e Storie

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rime a distanza e storie in sichitanza 

FAVOLE E RACCONTI

04/03/2018, 23:41

fantasticherie, castelli e principi



FAVOLE-ALLA--RINFUSA---X-EPISODIO:-LA-FESTA-AL-CASTELLO


 



Pinocchio fu svegliato da un grande vociare indistinto. Il sole era già alto e la luce inondava la sua stanza ma, per suo conto, egli avrebbe dormito ancora a lungo.
Invece, alzatosi di scatto, si pose a sedere sul letto e, vedendo il grillo che si stirava in piedi sulla pediera, si ricordò di quello che era accaduto il giorno prima. 
Aperte le imposte si affacciò a guardare cosa stava succedendo nel giardino e così si accorse che non c’erano soltanto gli amici di Lucignolo a fare quel chiasso ma, insieme a loro, i genitori ed anche fratelli e sorelle, persino qualche neonato. "E ora?" - pensava tra sé e sé Pinocchio.
Questa domanda non rimase a lungo senza risposta perché di lì a poco arrivò la piccola carrozza guidata dalla madrina di Aurora che, a sua volta, fece scendere, dopo di lei, una piccola vecchietta avvolta in un grande scialle di lana ed una signora dall’aspetto giovanile che sosteneva la vecchietta. Capì di chi si trattava quando sentì i passi di Cappuccetto Rosso che si precipitava a scendere le scale per andarle ad abbracciare. 
Tutti i nuovi arrivati (circa un centinaio) erano vestiti molto poveramente ed i ragazzini erano anche alquanto sudici. Fu allora che la madrina di Aurora, ritiratasi in una radura circondata da alti cipressi, li passò in rassegna uno ad uno. Al tocco della sua bacchetta diventarono tutti puliti e ordinati, indossando abiti dalla foggia semplice ma tutti rigorosamente bianchi. Sicuramente la buona madrina ebbe a fare anche alcune raccomandazioni e così, quando ebbe finito, si recarono tutti insieme dal re. 
Questi, considerato che era quasi ora di andare a pranzo, dichiarò aperti i festeggiamenti e, in un batter d’occhio, sotto lo sguardo divertito di Aurora, furono spazzate via tutte le pietanze. 
Le uniche che sembravano non avere tutta quella fame erano la mamma e la nonna di Cappuccetto Rosso che preferirono stare a parlare con lei e farsi raccontare quello che era accaduto. Anche la mamma di Lucignolo era piuttosto perplessa e lo guardava chiedendosi la natura di quel cambiamento. Fu la madrina di Aurora ad accostarla e a rassicurarla che poteva sicuramente ancora nutrire  speranze a riguardo del figlio. 
Mancava solo la torta quando il re rivolgendosi ad Aurora, quasi sovrappensiero, le chiese: "E il principe?"
"Quale principe? - le disse Aurora, allegra per tutte quelle persone che con sincero affetto le si stringevano attorno - papà io ho solo sedici anni. C’è tempo per l’amore, abbi pazienza!"
Il re, soddisfatto da quella risposta, diede ordine di portare la torta e tutti intonarono il canto di auguri per la giovane principessa. 
Tutti? Non proprio! Pinocchio era rimasto in un angolo a guardare e nessuno, purtroppo, se ne era accorto!
 Proprio lui che aveva avuto per primo la splendida idea di questo raduno, ora si sentiva terribilmente fuori posto, un ridicolo burattino di legno per di più solo. Prese comunque la sua fetta di torta ed uscì in giardino e lì vide una cosa straordinaria: c’erano grilli dappertutto ma in particolare ce n’erano una dozzina (dovevano essere quelli degli amici di Lucignolo) che sembravano particolarmente felici, stavano a parlare tra loro come tra amici che si rivedono al ritorno da un lungo viaggio o appena scampati da un grande pericolo. Vedendo il grillo di Pinocchio lo chiamarono a gran voce e lo accolsero calorosamente. 
Capì allora Pinocchio di non essere poi così diverso dagli altri ma non rientrò nel salone e si fermò nel giardino fino a quando ogni voce si spense e tutti andarono a sistemarsi nelle stanze del castello che Aurora aveva fatto preparare per loro. Erano tutti molto stanchi e non fecero fatica ad addormentarsi anche perché tutti i grilli rimasti a godersi il fresco del giardino, cominciarono ad intonare una dolcissima ninna nanna. 
Pinocchio si distese sulla panchina e lì, sotto lo sguardo della stessa luna della sera prima, si addormentò.
A svegliarlo furono i suoi soliti amici che gli fecero segno di alzarsi e far spazio anche a loro. La luna era sparita e uno splendido sole si ergeva in alto in cielo. Nessuno però si aggirava nei dintorni, probabilmente perché molti ancora dormivano o  si crogiolavano dentro le fresche lenzuola di lino. 
Fu Aurora a prendere la parola e cominciò con il ringraziare Pinocchio perché era riuscito a scampare da quell’orribile sortilegio grazie a lui ma anche tutti gli altri, perché in quei pochi giorni aveva visto e conosciuto cose che prima da allora non sospettava neanche che esistessero.  Disse che si sentiva pronta a sostenere il suo vecchio padre nella gestione del loro piccolo regno e che aveva già alcune proposte da fare.
Come un fiume in piena non smetteva di parlare. Disse che ormai in quel territorio la popolazione era invecchiata e stanca e che l’arrivo degli amici di Lucignolo aveva portato un’ondata di vitalità; che era opportuno che si fermassero; che si desse subito inizio ai lavori per la costruzione di un villaggio; che voleva sostituire tutto il personale della scuderia con gli amici di Lucignolo e che Lucignolo sarebbe stato il responsabile; che Cappuccetto Rosso avrebbe gestito la pasticceria mentre in cucina avrebbe chiesto l’impegno della sua mamma; che la nonna avrebbe trovato tanta buona compagnia (il paese era proprio pieno di vecchi) e che lei...lei non sarebbe rimasta con le mani in mano ad aspettare il principe azzurro ma avrebbe messo su una scuola coi fiocchi.
Quando Aurora ebbe finito, agli altri non rimaneva che dire sì, che erano d’accordo e che la ringraziavano. 
Si accorsero però che non sapevano ancora quasi nulla di Pinocchio che pure era stato sempre con loro. Fu allora lo stesso burattino che li volle togliere dall’imbarazzo. 
"Io devo andare - disse - la mia storia è appena cominciata ed ho ancora tanta strada da fare!"
Nessuno osava contraddirlo: sapevano che nella vita di Pinocchio doveva accadere qualcosa di ancor più sorprendente e che avrebbe dovuto guadagnarselo da solo.
"Va bene - disse Aurora - ma non partirai da qui con le mani vuote. Mio papà ti è debitore e vorrà sicuramente ricompensarti per quello che hai fatto per me."
E fu davvero così. Prima ancora di illustrare tutti i suoi piani, Aurora manifestò al re suo padre il suo desiderio di sostenere Pinocchio nel migliore dei modi. Il re chiamò allora il burattino, lo abbracciò, gli diede un sacco pieno di monete e, prima di salutarlo, gli disse: "Tornerai , vero? Noi ti aspettiamo!"
Pinocchio abbracciò i suoi amici, si volse un attimo a guardare il grande salone ancora adornato degli addobbi della festa, 
si girò per l’ultima volta verso di loro con un sorriso, poi si incamminò per la grande strada per uscire dal cancello senza più voltarsi


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