Rime e Storie

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rime a distanza e storie in sichitanza 

FAVOLE E RACCONTI

13/05/2018, 22:26

fantasticherie



FAVOLE-ALLA-RINFUSA---XIV-EPISODIO:-UN-INVITO-INASPETTATO
FAVOLE-ALLA-RINFUSA---XIV-EPISODIO:-UN-INVITO-INASPETTATO


 



"Babbo! Babbo mio, svegliati!" Pinocchio continuava a chiamareGeppetto che dormiva russando sonoramente.Ma il povero Geppetto, pur sentendo quella voce, non la riconoscevapiù come quella del burattino che aveva creato con le sue mani e pensava distare sognando. 
 Pinocchio allora cominciò a scrollarlo muovendogli il braccio coninsistenza. Geppetto aprì un occhio ma, vedendo davanti a sé il volto di unragazzino biondo con gli occhi puntati su di lui, lo richiuse e pensò: "Vero,sto proprio sognando!". 
 Provò a girarsi dall’altra parte cercando di conservare intatto quelsogno magnifico ma Pinocchio insisteva a chiamarlo in ripetizione.Geppetto, allora, aprì entrambi gli occhi e prese a guardarsi intorno.L’orologio a pendolo che lui stesso aveva fabbricato con le sue mani segnava lecinque e mezza; dalla finestra si scorgevano i tetti delle case che emergevanodal buio alle prime luci dell’alba, sul tavolo da lavoro la bella cornice a cuistava lavorando; nel lavandino la pentola della cena sporca di sugo.Trovando quindi tutto uguale a come l’aveva lasciato la sera prima, sidecise ad alzarsi, sedendosi sul bordo del letto, con le braccia distese checadevano mollemente sui fianchi. 
 Sollevando gli occhi, vide dunque, ritto in piedi davanti a sé, quelsimpatico ragazzino che gli sorrideva felice, ma così felice che anche ilpovero vecchio ne fu contagiato."Chi sei?" allora gli chiese."Non mi riconosci? Sono Pinocchio!""Ma che dici? - disse Geppetto distogliendo lo sguardo da lui -Pinocchio è un burattino di legno. Lo so bene io perché l’ho fatto con questemani". E mostrò le sue grosse mani piene di calli e di rughe.Fu in quel momento però che vide seduto sulla sedia con la testareclinata sul tavolo, inanimato, il suo amato burattino e così riprese a guardarePinocchio. E poi di nuovo il burattino. 
Che strano - pensò - gli somigliadavvero: gambe lunghe e sottili, gli occhi vivaci e quel nasino a punta, èproprio simile! L’ho fatto proprio bene! Ma subito aggiunse: "E’ uno scherzo,vero? - disse - Non è giusto prendersi gioco di un vecchio, ragazzo mio!"Ma mentre diceva queste cose, cresceva in lui il desiderio di esseresmentito. In fondo nella vita di un uomo può capitare almeno una volta qualcosadi straordinario! 
 "E’ stata la Fata - disse Pinocchio come se gli leggesse nei pensieri.E’ stata lei. Stanotte, mentre dormivo. Me lo ha detto il Grillo parlante.""Pinocchio. Vieni, fatti abbracciare"Pinocchio non se lo fece dire due volte. E mentre Geppetto nonsmetteva più di stringerlo, accarezzarlo e anche baciarlo, lui disse,svincolandosi piano piano dall’ultimo abbraccio: "Babbo, visto che non sono piùné un burattino né un bimbo piccolo, che ne dici di non chiamarmi piùPinocchio? Pino potrebbe bastare, no?" 
 Geppetto annuì: "Va bene ti chiamerò Pino. Ma non dimenticare mai latua storia." E indicò il burattino di legno poggiato sulla sedia. 
 "No che non la dimentico. E come potrei? Non sarei quello che sonoadesso, no? Un giorno, caro babbo, voglio farti conoscere i miei amici. Oravivono insieme nello stesso castello. Spero, un giorno, di poterci andareinsieme a te!""Certo che ci andrai ma non insieme a me. Io sono vecchio ormai." Poisoggiunse alzandosi in piedi: "ma non tanto vecchio da non avere tante cose dainsegnarti. Ora che sei un ragazzo in carne ed ossa voglio insegnarti il miomestiere, ed un giorno questa bottega sarà la tua. E’ un po’ malandata ma cisono tutti gli attrezzi per fabbricare ogni tipo di mobile e oggetto di legno.Sarà la mia eredità, se tu vorrai accettarla" 
 "Non ti ho detto ancora che so filare e tessere - disse Pinocchio,preso anche lui dall’entusiasmo. Vedrai, faremo le più belle sedie e le piùcomode poltrone. Verranno da tutto il mondo a comprarle da noi!" 
 Geppetto a questo punto taceva guardando Pinocchio con immensameraviglia e gioia ma andò subito a sciacquarsi il viso per nascondere la suacommozione. Si sentiva improvvisamente meno vecchio e ricco di una nuovaenergia. 
Su un fatto si sbagliava. Che cioè non sarebbe mai andato al castellocon Pinocchio.Era trascorso appena qualche anno e la fama di un giovane artigianoche faceva incantevoli poltrone si era diffusa veramente dappertutto,arricchita da una specie di leggenda che lo descriveva come un ex burattino dilegno. Arrivavano ordini da tutte le parti e, un giorno, arrivò anche unmessaggero che volle acquistare una poltrona da portare al palazzo reale persottoporla alla figlia del re che voleva, nell’imminenzadelle nozze, rinnovare l’arredamento del salone di ricevimento e che portava ilnome di Aurora. 
 "Nozze? Aurora? Ricevimento?" Pinocchio tempestò il messo di domande ecosì, quando ebbe tutti i particolari sulla principessa, sul castello, ma anchesu un giovane alto e slanciato, responsabile delle scuderie e su unavivacissima e giovane cuoca-pasticceria molto brava, si rese conto che il giornotanto atteso era arrivato: avrebbe rivisto i suoi amici! Scelse la poltrona piùbella, l’avvolse in una stoffa interamente rossa, dopo avere poggiato sullaseduta una serie di campioni di stoffa, e un cavallino in miniatura da pocofabbricato. Poi caricò tutto sulla carrozza e diede al cocchiere un bigliettodov’era scritto: "Tanti affettuosi saluti da colui che era il vostro amicoburattino". 
 Pinocchio non aveva ben capito dove e a quale distanza si trovasse il castellodi Aurora. Ma non passò tanto tempo che la carrozza fece ritorno con l’ordinedi ben 10 divani e 12 poltrone e soprattutto con l’invito a partecipare allenozze, insieme al suo babbo. 
Pinocchio aveva solo tre mesi per finire il suolavoro perché, allo scadere di questo termine, sarebbero arrivate le carrozze aritirare tutto e, soprattutto, a prendere entrambi per condurli al castello. 


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