Rime e Storie

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rime a distanza e storie in sichitanza 

FAVOLE E RACCONTI

03/07/2018, 20:09

famiglia



NON-SONO-UN-EROE---II-PARTE


 



Alain non era mai stato un bambino monello. Tutt’altro. Però, quando la sua mamma, dopo tanto cercare, era riuscita a trovare un lavoro, la sua vita era cambiata.
All’uscita dall’asilo Alain non trovava più il volto sorridente della sua mamma ma quello di una giovane ragazza che era stata incaricata di prendersi cura di lui nel pomeriggio, in attesa del rientro dei suoi genitori.
Quel giorno invece era venuto il suo papà con la sua grossa moto e per Alain fu una bella sorpresa. Non che si trovasse male con la giovane babysitter, ma la mamma era la mamma! E papà? Mentre indossava anche lui il suo piccolo casco prima di salire sulla moto, pensava che lo aspettava un pomeriggio diverso dal solito.
Arrivati a casa, invece, il papà accese subito la tv dove scorrevano le immagini della finale di atletica.
Con un occhio allo schermo, diede uno strappo all’involucro della merendina che subito porse ad Alain, facendogli cenno di sedersi accanto a lui. 
Finito che ebbe di mangiare la sua merendina, Alain si alzò, andò in cerca della palla e poi scosse col suo braccino il babbo, per invitarlo a giocare con lui.
Ma questi non riusciva a staccare gli occhi dallo schermo e non si accorse neppure dell’invito di Alain.
Dopo diversi tentativi andati a vuoto, il bambino decise di giocare da solo e si diresse verso la terrazza dove avrebbe potuto correre senza timore di rompere niente. 
Il sole stava tramontando e il cielo rosseggiava davanti al balcone. Alain lanciò più in alto che poteva la sua palla ma questa, ahimè, cadde al di là del balcone e si perse nel vuoto. 
Alain non aveva mai guardato al di sotto dei suoi balconi di casa. Non vi erano ringhiere al di là dei quali egli avrebbe potuto sbirciare. Decise allora di rientrare e trascinare con sé una sedia fino al bordo del balcone. Arrampicatosi sulla sedia guardò giù: vide tra le tante macchine posteggiate qualche figura muoversi; dove poteva essere finita la sua palla? Forse tra gli oleandri fioriti che costeggiavano la strada oppure nella fontana al centro della piazza? 
Mentre tentava di guardare ancora meglio, perse l’equilibrio. Per fortuna o per miracolo si aggrappò al bordo del balcone ed emise un grido.
Il padre di Alain sentì la voce del bambino e, vedendo la sedia nel balcone, come un siluro uscì fuori e afferrò il figlio per un braccio, prima con una mano poi con l’altra, tentando con tutte le sue forze di tirarlo su. Ma, nonostante tutti gli sforzi, non trovava la forza necessaria e il bambino sembrava farsi sempre più pesante. 
In quel momento Akia aveva sollevato lo sguardo e vide quella scena terribile.
No - gridò una voce dentro di lui - questo bimbo non deve morire!
Fu una questione di secondi attraversare la piazza, arrampicarsi di piano in piano facendo ogni volta un salto nel vuoto per agguantare il piano superiore. Nessuna ringhiera facilitava l’impresa ma Akia non avrebbe potuto sopportare di vedere la fine di un altro innocente. 
Arrivato così al quarto piano, egli saltò all’interno del balcone e afferrò l’altro braccio del bambino; subito dopo, con un solo strattone, i due uomini lo riportarono dentro i confini sicuri del balcone. 
Akia si sedette in un angolo e guardava ancora ansimante il giovane padre che abbracciava singhiozzando il bambino. Questi, dal canto suo, non sembrava aver capito bene il pericolo che aveva corso ma sorrise spontaneamente in direzione di Akia. 
Sconvolto dalla paura e dalla vergogna, il padre di Alain non osava guardare dritto negli occhi Akia e continuava a piangere.
Fu poi un susseguirsi di gente: i medici del pronto intervento, i poliziotti, persino i pompieri, i vicini.
Tutti sentivano il dovere di stringere la mano ad Akia tanto che questi, dopo un po’, avrebbe voluto andar via e si scherniva dicendo: - Non sono un eroe -
Giunse finalmente la mamma di Alain che, solo in un secondo momento era stata avvisata dell’accaduto. Il bambino accovacciato nella grande poltrona in braccio al papà non capiva il perché di tanta confusione. 
Facendosi largo tra le persone, la mamma si diresse verso Alain ma invece di prenderlo con sé, si sedette di colpo ai piedi della poltrona, e rimase come incantata a guardarlo, come se lo vedesse per la prima volta, appena nato.
- Mamma - disse Alain felice di rivederla e le buttò subito le braccia al collo.
Mentre lo stringeva, profondamente commossa, la mamma di Alain sollevò lo sguardo. Ritto davanti a lei c’era Akia che la guardava. I suoi occhi brillavano di una contentezza intrisa di nuova innocenza.
Quando egli incrociò lo sguardo di lei, vi scorse oltre che un’infinita riconoscenza, il riverbero di uno sconfinato amore, la dolcezza di una gioia assoluta: riconobbe lo stesso amore e la stessa dolcezza sconfinati che invadono qualsiasi mamma di qualsiasi angolo del mondo, quando ogni fibra del loro cuore esulta per il dono della vita.    



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