Rime e Storie

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rime a distanza e storie in sichitanza 

FAVOLE E RACCONTI

31/10/2016, 11:14

castelli e principi



LE-TRE-MANDORLE-MAGICHE


 E vissero felici e contenti! La gran parte delle fiabe finisce così con un principe e una principessa bellissimi che si sposano in mezzo a grandi festeggiamenti. Ma cosa succede dopo? Beh, ogni volta è una storia diversa, per esempio sentite questa.



E vissero felici e contenti!

La gran parte delle fiabe finisce così con un principe e una principessa bellissimi che si sposano in mezzo a grandi festeggiamenti. Ma cosa succede dopo? Beh, ogni volta è una storia diversa, per esempio sentite questa...
Una principessa aveva sposato, dopo tante peripezie, un principe  giovane e bello e, come in tutte le fiabe che si rispettino, erano andati ad abitare in un grande castello e presto ebbero una bimba bella come loro.
Quando la bimba piangeva, e a dire il vero accadeva spesso, la sua giovane mamma provava a  cantarle una ninna nanna  ma l’effetto era terribile.
La principessa cantava con una voce strana e stridula che faceva sgranare gli occhi della bambina anziché farla dormire; andava sempre fuori tempo e tutti quelli che alla corte suonavano un qualche strumento si schernivano e con qualche scusa si rifiutavano di accompagnarla; quando poi doveva toccare  qualche acuto, tremavano tutti i vetri del castello.
La principessa era anche andata a scuola di canto e aveva fatto venire i migliori menestrelli per migliorare ma niente da fare, proprio non le riusciva di addormentare la sua piccola o di strapparle un sorriso. La principessa ne stava facendo una malattia e anche il principe era sempre di malumore quando tornava a casa. Il re padre che era molto stanco e avrebbe voluto abdicare al più presto a favore del figlio, non sapeva più che pesci pigliare.
Ma un bel giorno si presentò una vecchina, piccola e curva, con un viso ricoperto di rughe e due grandi occhi neri. Chiese di parlare con il re ma le guardie tentarono di scacciarla. Il primo ministro  che passava in quel momento vide la scena e incuriosito, chiese alla vecchietta: " Perché vuoi parlare con il re?"
"Io posseggo la soluzione che renderà felice la principessa" - rispose la vecchietta.
"Vieni con me" - disse il primo ministro che nel frattempo pensava: "Ne son venuti tanti! Una più una meno cosa cambia?"
Fu così che, al cospetto del re, della regina, del principe e della principessa, la vecchietta espose il suo piano.
"Dovete - disse rivolgendosi ai due giovani- mettervi in cammino per dodici giorni, camminando verso sud, portandovi dietro questi due sacchi; uno vi servirà per portare con voi una scorta di  pane ed acqua; nell’altro terrete queste tre mandorle che io vi do in dono. Sono mandorle speciali che dovrete schiacciare ed aprire una per volta  dopo tre giorni e tre notti di cammino".
"Perché dovremmo fare questa fatica?" -chiese la principessa, abituata com’era a una vita comoda e tranquilla.
"Se non vuoi fare nessuna fatica non potrai mai essere felice" - disse la vecchietta che stava già per andarsene.
Ma al re la vecchietta appariva sincera e convincente.  "Cosa vuoi in cambio?"- le chiese.
"Nulla per ora, maestà - quando vedrete questi due giovani tornati alla serenità, io vi chiederò una semplice cosa soltanto".
Anche se non era tutto chiaro, la vecchina sembrava sincera e convincente.
Così, all’alba dell’indomani, i due giovani si misero in cammino.
Prima di partire la principessa ricevette l’ultima raccomandazione: "devi tacere durante tutto il cammino - disse la vecchietta - fino a quando  ti imbatterai in un mandorlo fiorito. Allora potrai tornare a parlare e, se vuoi, anche a cantare. Ricordati, però che si canta bene solo con il cuore".
La principessa annuì in silenzio e cominciò a muoversi insieme al principe verso sud, inoltrandosi per larghi sentieri. Per tre lunghi giorni camminarono senza sosta fiancheggiando grandi  terreni incolti adibiti a pascolo, rallegrati soltanto da qualche  distesa di papaveri rossi e trovando ristoro all’ombra di  qualche spuntone di roccia. Alla fine del  terzo giorno, sfiniti dalla fatica,  si sistemarono per dormire dentro una di queste rocce che assomigliava ad una piccola grotta.
L’indomani, appena svegli, si ricordarono che avrebbero potuto aprire la prima mandorla. E così trassero un sasso da quella roccia e con un colpo secco il principe ruppe la mandorla. Quale non fu la loro sorpresa quando videro apparire un cavallo bianco bellissimo, con una lunga criniera che li guardava. Sembrava un cavallo forte, non avvezzo a fasi montare. In altri tempi il principe l’avrebbe preso con decisione, tentando di dominarlo con tutti i mezzi. Ma il lungo cammino l’aveva stremato e così preferì avvicinarsi al cavallo e, provando ad accarezzarlo, gli raccontò sottovoce l’avventura che stava vivendo con la sua sposa. Il cavallo sembrò capire e, abbassando la testa fino ai piedi della principessa, fece intendere che era pronto a servirli.
Fu così che gli altri tre giorni risultarono meno faticosi. I due giovani  notarono che il cavallo aveva cambiato direzione; ora al mattino camminavano verso il sole e al calar della sera,  la luna sembrava guidare il cavallo. Decisero perciò di ricambiare la fiducia verso il cavallo che li conduceva verso est  attraversando  immensi parchi ricchi di fiori variopinti. Alle fontane  riempivano le borracce mentre il pane, purtroppo, stava per finire.
Erano trascorsi  altri tre giorni e decisero di mettersi a dormire ai margini di un grande prato. Era rimasto l’ultimo tozzo di pane e divisero anche quello. Poi si addormentarono tenendosi per mano, rassicurati dal pensiero che l’indomani avrebbero potuto aprire la seconda mandorla.
 All’alba del settimo giorno, il principe trasse fuori dal sacco la seconda mandorla, la mise per terra e questa volta fu il cavallo che, sollevata la zampa, la poggiò sopra di essa e con una lieve pressione la aprì.
Come davanti ad un miraggio, cominciarono a fare capolino dall’erba tanti piccoli arbusti che, in men che non si dica, crebbero sotto gli occhi stupiti dei due giovani, diventando grandi alberi ricolmi di frutti.
Pesche, susine, albicocche, erano innanzitutto un piacere per la vista. Così prima ancora che pensare a sfamarsi,  entrambi cominciarono a correre in lungo e largo facendo a gara a raccogliere i frutti più succosi e maturi per offrirserli  l’un l’altro.
Quando ebbero finito di mangiare a sazietà, il principe prese l’ultima  mandorla e la conservò in tasca; capirono allora perché la vecchietta aveva dato loro due sacchi così grandi che, a questo punto, riempirono di tanta  buona frutta prima di riprendere il cammino, in sella al cavallo che li aspettava, docile come sempre.
Questa volta non si meravigliarono nel vedere il cavallo intraprendere un’altra direzione, lasciandosi a destra il sole che si alzava all’orizzonte.
Una brezza fresca soffiava verso di loro e la principessa, non più stanca né affamata, socchiudeva gli occhi,  stretta al suo principe, mentre il cavallo correva attraversando boschi di querce, di faggi e meravigliose pinete.
Ma, come spesso succede quando la vita scorre senza problemi, la principessa fu presa da una noia crescente e dall’impazienza di ritornare a casa; in fondo ancora non erano che a metà del loro viaggio! 
"Questo cavallo potrebbe andare un po’ più veloce" - disse all’orecchio dello sposo. Questi allora diede un colpo più forte alle redini per spingere il cavallo ad aumentare l’andatura.
Si ricordarono allora della raccomandazione della vecchietta. Ma ormai era troppo tardi. Cosa sarebbe successo ora?
Successe che il cavallo cominciò a correre all’impazzata, senza curarsi di dove passava.  Il cielo sopra di loro si oscurava sempre più e i luoghi attraversati portavano ancora il segno di recenti uragani. Il cavallo attraversava pozzanghere ricolme di fanghiglia che si sollevava al loro passaggio e li ricopriva da capo a piedi.
Alla fine del nono giorno erano così sporchi che sembravano ombre nere anche di giorno.
All’alba del decimo giorno rovesciarono il contenuto del sacco contenente la frutta per terra, anch’esso ricoperto di nera fanghiglia.
Trovarono in fondo l’ultima mandorla miracolosamente intatta e decisero di aprirla, ancora speranzosi.
Alla rottura della mandorla comparve un grande lago dall’acqua limpidissima e fresca. Naturalmente i due sposi ne approfittarono per lavarsi e lavare anche i vestiti. Quando indossarono di nuovo i vestiti puliti ed asciutti, lavarono anche il cavallo che tornò bianco come prima.  Ripresero così il loro cammino e il cavallo cambiò di nuovo direzione: Stavolta poterono godere per ben tre pomeriggi,  la gioia indescrivibile di correre verso il cielo infuocato dal sole che tramontava.
A destra e a sinistra  videro villaggi con i  tetti colorati e i gerani ai balconi. Tanta gente li salutava al loro passaggio, sembrava proprio che li riconoscessero; essi ricambiavano il saluto ma non si fermavano, ansiosi di portare a termine il loro viaggio. Stava per finire il dodicesimo giorno e il cavallo procedeva sicuro mentre tutto il passaggio era avvolto nel buio della notte.
Alle prime luci dell’alba si fermò e fu  a questo punto che i due giovani si destarono dal sonno, aprirono gli occhi e...cosa videro in cima alla collina? Il loro castello tale e quale a come lo avevano lasciato.
Si guardarono negli occhi, invasi da gioia e  tenerezza.
Accanto a loro il vecchio mandorlo era fiorito e la sua bianca chioma sembrava rompere per prima l’oscurità della notte.
La principessa sentì il suo cuore inondato di una gioia indescrivibile; quel viaggio così strano e articolato li aveva riportati a casa; quasi senza accorgersene, intonò una canzoncina, una melodia antica e dolcissima. Con sua grande sorpresa sentì non solo che non era stonata ma che era diventata veramente brava.
Dietro il mandorlo videro la vecchietta che, manco a dirlo, era rimasta lì ad aspettarli e ora sorridente li salutava.
Quando giunsero al castello ci fu una grande festa. La principessa stupì tutti per il suo cambiamento e la bimba crebbe serenamente. Il re abdicò e il principe, salito al trono,  prese su di sé il peso di mille preoccupazioni ma, alla fine di ogni giornata, trovava riposo e pace, rientrando  nella sua famiglia che, nel frattempo, era cresciuta con il dono di altri bambini.
E la nostra vecchietta?
 In cambio del sue servigio chiese di potere abitare in una piccola casetta vicino al castello. La bimba andava spesso a  trovarla e imparò dalla sua viva voce tante piccole magie, tanti preziosi segreti.



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