Rime e Storie

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rime a distanza e storie in sichitanza 

FAVOLE E RACCONTI

20/01/2017, 20:50

famiglia



OLTRE-IL-TERREMOTO


 un breve racconto ispirato ad una storia realmente accaduta!



Orazio e Lucia avevano da sempre vissuto in quel paesino sulla montagna ma dal giorno in cui si erano sposati, oltre quarant’anni prima, le cose erano molto cambiate. 
 Tanta gente era andata via, attratta dalle promesse di una vita più agiata, soprattutto i giovani, compresi i figli di Orazio e Lucia, che però in estate ritornavano, con le famiglie al seguito, per rivedere i genitori e trascorrere qualche giorno di vacanza.Alla fine di agosto, fortunatamente per loro, molti di essi erano già andati via. Lucia non lo sapeva e sentiva il petto stringersi e il respiro pesante a vedere di nuovo la casa vuota ma dentro di sé accusava l’afa incombente per il suo malessere.Orazio, di professione muratore, era rimasto l’unico nel paese a capire di costruzioni, ristrutturazioni, riparazioni degli edifici ormai cadenti.
Purtroppo, da tempo, il lavoro scarseggiava ed inoltre egli era diventato completamente cieco a seguito di una brutta malattia agli occhi.
 Anche la loro vita insieme era cambiata radicalmente e piano piano Lucia, che in passato era sembrata così piccola accanto a quell’uomo forte e robusto, aveva preso le redini della casa, mentre Orazio sembrava aver perso la voglia di vivere. 
 Quella sera erano rimasti fino a tardi ad ascoltare un po’ di musica alla radio, seduti nel piccolo giardino in fondo alla casa e, quando andarono a letto, preferirono lasciare la finestra aperta.  Dopo qualche ora, mentre erano sprofondati nel sonno, furono svegliati d’improvviso: il letto sembrava ondeggiare e così tutto attorno a loro.
 Lucia non fece in tempo a gridare: "il terremoto!" che nel buio in cui erano immersi, avvertirono che attorno a loro molti mobili stavano cadendo e, poi, da una crepa sul muro, precipitarono i calcinacci come sassi scagliati dall’alto. 
"Aiuto!" - gridò Lucia, colpita sul petto da uno di questi calcinacci. Orazio, miracolosamente illeso, riuscì a sollevarsi sedendosi di colpo sul bordo del letto, raggiunse il lato dove giaceva dolorante Lucia e cominciò, con tutta la sua forza e le sue grosse mani callose, a rimuovere tutto quello che ricopriva il fragile corpo di Lucia.  Quando ebbe finito le chiese: "riesci ad alzarti?" Lucia avvertiva diversi dolori sparsi nel corpo ma era il terrore che le impediva di muoversi. "Ho paura" - disse con la voce tremante. Orazio afferrò dolcemente le mani di Lucia e lentamente la sollevò, intento con l’orecchio ad ascoltare se dalla voce di Lucia uscissero lamenti particolari. Ma Lucia non proferiva suono. Seduta sul letto, respirò profondamente e si alzò assecondando l’invito silenzioso del marito.
Orazio si fece quattro conti in mente e decise di non muoversi verso la porta della stanza (è pericoloso tentare di aprirla -pensò - ed è pericoloso attraversare il resto della casa!). Così, si diresse verso la finestra che si apriva sul giardino, prese in braccio Lucia e la mise a sedere sul davanzale con le spalle rivolte alla stanza. Si ricordò come quella finestra era stata spettatrice delle fughe innocenti dei suoi ragazzi e, seppure consapevole di non essere più un ragazzo, con un salto si trovò nel giardino. Ora, allungando le braccia, riusciva a toccare la gonna di Lucia e fu a questo punto facile per lei scivolare nelle sue braccia. Attraversato il piccolo giardino uscirono nel vicoletto bordato di muretti bassi e fitti che servivano a segnare i confini tra i vari appezzamenti.
Il buio avvolgeva ogni cosa e non si sentiva voce umana. "Saranno tutti riusciti a raggiungere la piazza - pensò Orazio e, a questo pensiero, rallentò il passo, tenendo sempre per mano Lucia. Del resto tra quei muretti erano al sicuro e, quando cominciarono a sentire vociare di donne, uomini e bambini, capirono che il viottolo stava per finire nello slargo dietro la Chiesa e poi, costeggiando questa, nella piazza principale.
Lucia continuava a tenere gli occhi chiusi mentre Orazio procedeva avanti tastando il terreno volta per volta con i suoi piedoni. I compaesani, rallegrati alla vista di Orazio con sua moglie, si scostavano per farli passare e li guardavano commossi: in mezzo a quelle macerie sembrava quasi un corteo nuziale. Così i due sposi arrivarono al bordo della grande fontana che, anch’essa muta, li aspettava al centro della piazza.
 Solo allora Lucia aprì gli occhi, vide in fondo, davanti a sé, la facciata della Chiesa ancora integra mentre il campanile completamente scoperchiato mostrava la vecchia campana che appariva pure lei vecchia e indifesa; volse lo sguardo verso Orazio; sapeva che anche lui, seppure cieco, la stava guardando.
"Siamo salvi" - disse stringendosi nell’abbraccio di lui. "Siamo vivi" - replico Orazio e le diede un bacio sui capelli.     


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